"Quando sono entrato qui al Narconon ero una persona che stava perdendo tutto, non avevo più nulla intorno a me.
Poi cinque dei miei più cari amici (Massimo, Giuseppe, Giampiero, Gianni, Roberto e con l’aiuto di Patrizia) mi sono venuti a parlare dicendomi che si sarebbero pagati loro tutto il programma Narconon per aiutarmi ed è stata per me la scelta più giusta che potessi fare nella vita venire qua.
Qua sono cresciuto, sono cambiato mentalmente, rinato fisicamente e ho raggiunto un benessere che non avevo mai provato prima.
Troppo grandi i dolori e le sofferenze che portavo dentro di me per la perdita di mio fratello e solo venendo qua in questo posto meraviglioso e dove lascio un pezzo del mio cuore sono riuscito a scaricare questi problemi che mi stavano distruggendo la vita.
Volevo ringraziare infinitamente Massimo e Chiara, a cui voglio molto bene, per il grande aiuto che mi hanno dato, un abbraccio al Direttore, un grazie a tutti i ragazzi che ho conosciuto prima e che hanno finito il programma con cui ho condiviso momenti molto belli, un grazie a Luca e Viviana per il loro aiuto e disponibilità, un salutone grande ad Adriano e Luisa che si sono uniti al gruppo, un grande in bocca al lupo a Luigi che è un ragazzo splendido, un abbraccio grande a Simone e che vada avanti bene come sta facendo, e poi volevo ringraziare tantissimo Fabio che nei momenti che ho avuto bisogno c’è sempre stato standomi vicino dimostrandosi un vero amico.
Ho avuto la grande fortuna di riavere una vita in mano in un centro dove in tanti sperano di venire ma non tutti se lo possono permettere,
Ho fatto un fantastico lavoro, ho imparato ad affrontare le persone, a comunicare, a distinguere quelle che sono le cose giuste e saper comportarmi nel modo migliore e ho trovato la felicità che desideravo da tanto tempo.
Penso che questo sia il massimo che una persona possa avere nella vita.
Ora sono pronto a tornare dalla mia famiglia che adoro con la consapevolezza di aver creato davanti a me un futuro importante e pieno di soddisfazioni.
Sono certo che da lassù in cielo lui mi guarderà e sarà fiero di me per quello che ho fatto.
Grazie a tutti. Vi voglio bene.
Luca."
MECCANICHE DELLA DIPENDENZA
Se una persona sia predisposta geneticamente, biochimicamente o in altri modi alla dipendenza da alcol o droghe, è una controversia dibattuta da anni nelle comunità mediche e scientifiche.
Una scuola di pensiero sostiene il concetto di malattia, abbracciando l’idea che la dipendenza sia una malattia ereditaria e che l’individuo sia quindi malato permanentemente, a livello genetico, pur avendo periodi più o meno lunghi di sobrietà.
Un’altra filosofia spiega la dipendenza come un doppio problema che consisterebbe in una dipendenza fisica e mentale da sostanze chimiche, unita ad un disordine mentale pre esistente (es. depressione, disturbo bipolare o altro). Questo punto di vista sostiene che la cura del disordine mentale abbia la precedenza, in quanto causa primaria della dipendenza.
Una terza filosofia sottoscrive l’idea che la dipendenza da sostanze chimiche sia prodotta da uno squilibrio chimico del sistema neurovegetativo. Resta il fatto che, sebbene i risultati di ricerche diverse sostengano tutti quanti i concetti elencati qui sopra, nessuna di queste teorie è assoluta.
Il ciclo della dipendenza inizia con un problema, un disagio, un dolore fisico o emotivo che una persona prova e vive con molta difficoltà. Qui abbiamo una persona sostanzialmente buona, come è la maggior parte della gente, che ha incontrato un problema o un disagio e non è in grado di risolverlo.
Potrebbe anche trattarsi della difficoltà di inserirsi in un contesto scolastico, per un adolescente o, per un adulto, di una separazione o un divorzio. Potrebbe trattarsi di un disagio fisico come una gamba rotta, un mal di schiena o l’insonnia. La persona che sta vivendo un tale disagio, ha un problema. Sente questo problema come una situazione preoccupante e persistente, non riuscendo a trovare una soluzione o un sollievo immediato. Noi tutti abbiamo vissuto situazioni del genere, in maggiore o minor misura; la differenza tra chi di noi diventa dipendente e chi no, in una situazione traumatica del genere, è dovuta alla presenza (o meno) di una significativa pressione pro sostanze tossiche (farmaci, droga o alcol) esercitata da chi ha influenza su di noi.
L’effetto anestetico contro il dolore o l’intorpidimento emotivo generato da farmaci, droghe o alcol diventa una soluzione accettabile contro il disagio poiché, facendone uso, una persona si sente sollevata dalle sensazioni negative connesse al suo problema. Non appena questo sollievo si manifesta, la persona inizia inavvertitamente ad assegnare un valore a quella sostanza o a quella bevanda alcolica che l’ha aiutata a stare meglio. Anche se
il sollievo è solo temporaneo, la sostanza tossica è adottata come soluzione al problema.
Il valore assegnato alla sostanza è l’unica ragione per cui la persona ne farà uso per una seconda, una terza volta, ecc. Oltre questo punto, è solo questione di tempo prima che chi beve alcolici o usa sostanze tossiche perda la capacità di controllarne l’uso. Non importa a quale stadio di auto controllo una persona creda di essere, una volta abbia iniziato ad usare regolarmente alcol o altre sostanze tossiche per il loro effetto sollievo, si trova da qualche parte sulla strada chiamata dipendenza.
La dipendenza non è il punto di arrivo. È la strada, tutta intera.

Droga e alcol sono problemi infernali. Degradano la persona, distruggono la famiglia e corrompono la società. Nessuno di noi è libero dai loro effetti e molti di noi hanno visto qualcuno abusarne.

In un rapporto del 1998, redatto dal Centro per le Dipendenze e l'Abuso di Sostanze Tossiche degli Stati Uniti (CASA, Center for Addiction and Substance Abuse), si legge che l'abuso di droga o alcol è in relazione con...
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