Psicofarmaci d'abuso
Oggi, intervistando gli ospiti di un centro di
riabilitazione dalle droghe, scopriamo che una vasta
percentuale di questi è diventato dipendente da
farmaci. Gli “psicofarmaci d’abuso” sono quegli
psicofarmaci il cui uso è entrato a far parte delle
sostanze ricreazionali. Sono neurolettici, ansiolitici e
antidepressivi. Al pari di altre sostanze psicoattive
(cannabis, eroina e cocaina) alterano l’umore, i
processi di pensiero ed il comportamento.
Classificare in modo preciso questi farmaci risulta un compito complesso per gli stessi medici. Il metodo più utilizzato è basato sugli effetti comportamentali più caratteristici che producono, ma molti psicofarmaci sono utilizzati in patologie diverse e su più persone con la stessa malattia producono effetti diversi. Non si hanno certezze nell’uso di psicofarmaci.
La mente è un’entità immateriale, che non si può toccare, osservare o “riparare” come si può fare con un braccio rotto o con qualsiasi parte del corpo. Per paragonarla al corpo, spesso la mente è stata “localizzata” nel cervello, ma questa semplificazione ha portato molti a pensare, sbagliando, che la mente sia effettivamente il sistema nervoso centrale e che studiandone il funzionamento si possano capire i meccanismi della mente. Lo studio del cervello umano e del funzionamento dell’intero sistema nervoso centrale non si sta svolgendo da secoli, ma solo da qualche decennio. Si deve alle torture effettuate sui prigionieri nei campi di concentramento nazisti, durante la seconda guerra mondiale.
Trovandosi di fronte a persone che fanno o dicono cose apparentemente incomprensibili, si “normalizzano” attraverso metodi culturalmente ed economicamente più che accettati: l’uso di psicofarmaci. Questo avviene nonostante non siano presenti prove scientifiche a favore dell’efficacia degli psicofarmaci, ma solo l’osservazione di alcuni cambiamenti da questi prodotti, spesso rilevati per caso nella cura di patologie diverse da quelle psichiche.
Non si può affermare che gli psicofarmaci curino “malattie” di cui non si possono avere informazioni certe e il fatto che un tossicomane possa finire per dipenderne, rende questa smisurata famiglia di “medicinali” ancora più odiosa.
Il programma Narconon
È un programma completo che non prevede assolutamente l’uso
di metadone, psicofarmaci ed altre sostanze tossiche
contrarie al concetto stesso di disintossicazione, oltre che alla
salute del soggetto. Il programma Narconon si compone di una
serie di fasi specifiche studiate per liberare i tossicodipendenti dalla
droga e quindi aiutarli a condurre una vita sana.
La privazione di eroina, metadone, cocaina, alcol e persino di molti medicinali può causare nei tossicomani una grave sindrome da privazione (astinenza). La sindrome da privazione può essere così terribile da ostacolare ogni tentativo del tossicomane di uscire dalla droga. È più facile, infatti, affrontare la continua dipendenza, piuttosto che la tortura dell'astinenza.
Il metodo Narconon ha studiato un programma di superamento della crisi di astinenza che permette al tossicomane di disintossicarsi senza provare l'agonia della sindrome da privazione. Il programma Narconon utilizza diverse tecniche che riescono ad alleviare l'agonia (ed a volte ad eliminarla completamente) della crisi di astinenza.
Disintossicazione per una nuova vita
I residui delle sostanze stupefacenti,
depositati nell'organismo, possono
produrre un desiderio irrefrenabile di
assumere droga: inoltre possono causare
ritorni degli effetti delle droghe, anche
dopo anni dalla loro assunzione. Una
parte di vitale importanza nel processo
di riabilitazione del tossicodipendente è
l'espulsione dei residui di droga
accumulati nell'organismo.
Il programma è eseguito sotto controllo medico e prevede una corsa quotidiana, sauna e assunzione di vitamine e minerali allo scopo di favorire l'espulsione delle sostanze tossiche accumulate. Gli studenti che finiscono questo programma riferiscono di aver trovato una nuova vita.

